Uno dei Cinque Anziani, il maestro Chi Shin, che era anche abate e che prima dell’incendio aveva avuto la maggior parte degli allievi, li convinse della necessità di dover combattere coawta i000016ntro i Manciu. Per questo Chi Shin e i suoi allievi preferiti vennero ricercati con mandato di cattura. Chi Shin ordinò loro di disperdersi in tutto il paese per evitare di essere catturati. Egli stesso, per potersi salvare, assunse la falsa identità di cuoco rifugiandosi su una giunca rossa. Altri maestri, come Miu Hin e sua figlia Miu Tsui, si nascosero a lungo presso le stirpi dei Miao e dei Yao, tra Szechwan e Yunnan. Più tardi vagabondarono per il paese ed arricchirono sempre di più le leggende cinesi. In Cina sono famose le storie “Fong Sai Yuk sfida i difensori di un torneo” e “Ng Mui uccide Lee Pa Shan sul paletto dei fiori di pruno”. Dopo la distruzione del monastero Shaolin i sopravvissuti si divise­ro per potersi salvare con più probabilità dalla persecuzione del governo dei Manciu. Il Master Chi Shin, ad esempio, assunse l’identità di cuoco su una giunca rossa (la “giunca rossa” era la nave di trasporto delle troupe di teatro, normalmente dipinta di rosso e adornata di bandiere variopinte).

La monaca Ng Mui si rifugiò nel tempio della Gru Bianca, sul monte Tai Leung.Lì ebbe modo di dedicarsi indisturbata all’arte marziale e allo Zen. Per lungo tempo Ng Mui rifletté su come avrebbe potuto creare una nuova arte marziale, capace di offrire la possibilità, anche a persone fisicamente deboli, di sconfiggere esperti delle Arti Marziali classiche.

La leggenda racconta che Ng Mui ebbe l’ispirazione decisiva osservando una lotta tra una gru e una volpe.La volpe girava intorno alla gru, nella speranza di poter sferrare un attacco mortale, sul fianco non protetto di quest’ultima. La gru, però, si girava in continuazione in modo da mostrare alla vol­pe il suo petto. Ogni volta che la volpe si avvicina­va troppo, tentando di attaccarla con una zampa, la gru si difendeva con un’ala e, contemporaneamente, contrattaccava con il becco. Mentre quindi la gru si difendeva con l’ala e contrattaccava con il becco, la volpe astuta si avvaleva della velocità delle proprie gambe e degli attacchi a sorpresa.